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Esiste un luogo magico che ha ispirato scrittori illustri e grandi artisti. Esiste una terra fertile e ricca di minerali dove s’intrecciano passione e tradizione, famosa per la sua raffinata produzione vinicola e una cucina pregevole. Entriamo in questa nuova dimensione, dove la gente è orgogliosa delle proprie origini e le protegge con fierezza. Qui ha inizio il nostro viaggio: nelle Langhe, espressione che nel dialetto locale indica le colline, mai alte più di 600 metri e spesso ornate dai filari delle vigne di uva Nebbiolo da cui si ricavano i prestigiosi vini Barbaresco, Barolo e Nebbiolo d’Alba, coltivati già in epoca romana.

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Prima di iniziare il nostro cammino fra i dolci pendii delle colline e il fascino poetico dei filari che si perdono a vista d’occhio, prendiamoci un momento per assaggiare le nocciole, gli ottimi formaggi di questa terra e il celebre tartufo bianco d’Alba.

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La prima tappa del nostro viaggio è la cooperativa Cantina Pertinace, nata nel 1973 a Treiso (CN). La cooperativa è diretta da Cesare Barbero, il quale ha continuato l’opera del padre Mario che nel 1973 ebbe l’idea di unire tredici vignaioli della zona di Treiso in un’unica cooperativa, il cui nome è ispirato all’Imperatore romano Elvio Pertinace, originario di questa terra.

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Fu Machiavelli a rendere celebre l’imperatore, lodando il suo amore per la giustizia e per la pace in un noto capitolo del Principe. I valori di Pertinace hanno influenzato il lavoro della cooperativa, i cui soci, proprietari di settanta ettari, svolgono la loro attività con amore, passione e dedizione. Fiore all’occhiello della cooperativa è il Barbaresco, vino dalle pregiate caratteristiche organolettiche: dal colore rosso brillante e con un odore gradevole e intenso, va servito a 18° C e accompagnato da carni rosse e formaggi stagionati.

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Se si è appassionati di vini, non ci si può addentrare in questa zona senza far visita all’Azienda agricola Cornarea, che deve il nome all’incantevole collina dove si estendono i suoi vigneti. L’azienda Cornarea è condotta da Piero Bovone insieme con i figli Gian Nicola e Pierfranco e la loro Storia è strettamente legata all’evoluzione del Roero Arneis, raro vino bianco, le cui uve fin dal 1400 sono prodotte e vinificate esclusivamente nel territorio del Roero.

Arneis in piemontese vuol dire “bambino discolo” evidenziando quanto fosse difficile per i contadini domare la natura di questo vino.
A partire dagli anni ’70, la Famiglia Bovone per prima, ha reintrodotto le uve arneis, salvandone gli ultimi filari. Ha raggiunto così straordinari risultati nell’affinamento producendo un vino elegante, fruttato ma molto equilibrato, tanto da essere un esempio per molti produttori del Roero. Nel 2005 il Roero Arneis ha ottenuto la DOCG. Il vino, dal color giallo dorato, ha un sapore intenso e coinvolgente, e si gusta al meglio con piatti a base di pesce.

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Continuiamo il nostro viaggio nelle Langhe approdando in Località Serre, nelle vicinanze del comune di Alba. Tra i vigneti svetta l’azienda agricola Mario Rivetti che nasce dalla passione di una famiglia per il mondo agricolo ed enologico.
Nel 1930 nonno Pasquale eredita dal padre una cascina e avvia l’attività di viticoltore. Nel 1968 il figlio Mario, spinto dalla passione per il mondo agricolo ed enologico, inizia a vinificare le proprie uve e a commercializzare i propri vini.

Nel 2000, i figli assumono la conduzione dell’azienda continuando la tradizione di famiglia e oggi la Mario Rivetti è un’azienda agricola a conduzione principalmente femminile. Loredana e Anna Maria Rivetti si occupano dell’intera gestione, assieme alle loro famiglie, seguendo tutti i processi e mantenendo intatta la tradizione ereditata.
È una piccola realtà non fatta di grandi numeri ma concentrata sulla qualità dei prodotti: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Chardonnay, Favorita e Moscato.

Restiamo nelle Langhe per visitare uno dei borghi più antichi e più belli d’Italia: si tratta di Neive dalla struttura tipicamente medioevale, con la sua Torre dell’Orologio e i palazzi dei Conti di Castelborgo. La famiglia Marcarino, da sempre proprietaria del vigneto su una delle colline antistanti, fonda nel 1964 l’azienda agricola biologica Punset. Il termine dialettale significa “bella collina” e Marina Marcarino, che oggi si occupa interamente della conduzione, ha deciso negli anni ’80 di salvaguardare le caratteristiche del luogo e di convertire la totalità dell’azienda alla coltivazione biologica. Una scelta consapevole che oggi è diventata un valore aggiunto dei vini dell’azienda. La sua punta di diamante è il Barbaresco, premiato e conosciuto in tutto il mondo.

Marina, nel 2004, ha legato Punset ad altre cantine italiane di medesimo pensiero, fondando il Consorzio Vintesa Italian Wines che attraverso il motto “l’intesa tra vignaioli bio” promuove e divulga i vini bio di questi produttori in Italia e nel mondo.

Proseguendo il cammino, la provincia di Cuneo offre altri preziosi tesori: come La

Morra, che sorge sulla cima di un colle e che ha dato i natali al primo vitigno Nebbiolo, dal quale trae origine il vino Barolo. Oggi La Morra è un paese molto turistico, tantissime persone da tutto il mondo vi giungono per gustare le prelibatezze enogastronomiche e per visitare le bellezze del luogo.
In una frazione c’è l’azienda agricola Eugenio Bocchino. L’azienda Agricola Eugenio Bocchino nasce nel 1997 grazie a un vigneto ereditato dal nonno Giacomo che produceva vino già negli anni ’40.

Oggi Eugenio e Cinzia coltivano 5 ettari di vigne seguendo i metodi biologico e biodinamico.
Con passione vinificano le uve nel modo più semplice possibile, senza manipolazioni, cercando di riproporre nel vino i caratteri e i profumi della terra.
Il protagonista assoluto é il Nebbiolo, dal quale l’azienda Eugenio Bocchino produce: Nebbiolo d’Alba, Langhe Nebbiolo, Barolo.

Chi è appassionato di storia non può non passare per Dogliani, un paese che vanta un’antica tradizione medievale. Qui si possono ammirare un castello, cupole neoclassiche, guglie neogotiche e una torre che dona al posto un aspetto unico. L’uva e il vino sono da secoli la risorsa principale di questo luogo, noto anche per aver dato i natali al primo Presidente eletto della Repubblica italiana, Luigi Einaudi. Già l’etimologia del nome, in latino “Dolium”, sembra derivare da “Dolium Januae”, la “Coppa di Giano. È proprio qui che ci conduce il viaggio nella cultura enogastronomica italiana.

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L’azienda Poderi La Collina è fortemente legata alla cultura vinicola dell’area. Nei loro quattordici ettari di terreno, Piergiorgio Marengo e famiglia curano in modo meticoloso tutte le fasi della preparazione del Dolcetto, dalla scelta dei cloni e dei portainnesti, fino alla forma di coltura e alla vinificazione. Il Dolcetto di Dogliani, vitigno autoctono citato già nel 1500 negli ordinati comunali, è il vino che più si avvicina alla perfezione ideale, giovane e gioviale, fresco e fragrante, sincero e immediato, rivelando la sua nascita sui versanti più alti delle terre di Langa, dove trova condizioni di grande favore.

Abbiamo scoperto le realtà vinicole e la storia delle Langhe e del Roero, e adesso il nostro percorso prosegue verso un posto altrettanto ricco di storia: il Monferrato. Luogo di grandi dinastie, nonché cuore del Regno dei Savoia fino all’Unità d’Italia, si estende verso sud sino a giungere ai piedi dell’Appennino ligure sul confine con la Provincia di Genova e la Provincia di Savona. Proprio nel Monferrato, a Pino d’Asti, sorge la Cantina Mosparone, che è condotta dai coniugi Ghebbano e copre una superfice di sedici ettari.

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La composizione dei terreni, genericamente conosciuti come “marne grigio azzurre” e “terre bianche”, la loro esposizione e l’altitudine media intorno ai 400 mt. s.l.m. con una buona alternanza di caldo di giorno e fresco di notte, unita a un’attenta gestione delle vigne, consentono la produzione di un’uva che porta alla realizzazione di vini di grande struttura e ottimi profumi. Fiore all’occhiello della cantina è l’Albugnano, piccolissima DOC, che permette la produzione di un Nebbiolo in purezza, curato artigianalmente in tutte le sue fasi, dalla vendemmia alla vinificazione fino all’invecchiamento, nella fedeltà alla tradizione locale.

 

Nel canavese si apre uno scenario paesaggistico tra i più incredibili, il maestoso Anfiteatro Morenico di Ivrea. 2,5 milioni di anni fa, a causa della diminuzione delle temperature medie e delle maggiori precipitazioni sull’arco alpino, iniziò ad accumularsi una notevole massa di ghiaccio che veniva portata a valle da grandi ghiacciai, tra di essi il ghiacciaio Balteo che allargandosi a ventaglio venne a formare l’Anfiteatro Morenico di Ivrea. In questo contesto abbiamo incontrato il dott. Domenico Tappero Merlo, da imprenditore nel mondo dei software ad imprenditore agricolo per amore della propria terra.

“Credo fermamente che chi non ama il proprio territorio e non si batta per esso, non abbia rispetto dei propri avi, della fatica immane che hanno dovuto fare per renderlo vivibile. Da queste premesse parte la mia personale battaglia di valorizzazione dell’Erbaluce”, con queste parole Domenico parla della sua storia che non rispecchia altro che la sua filosofia di vita. Non ci rimane che assaggiare l’Erbaluce, un vitigno che già nel 1800 aveva ottenuto importanti riconoscimenti internazionali. Un bianco con una lunga persistenza e un grande equilibrio per un vino di grande longevità che potrà ancora evolvere facendo emergere sempre più il suo animo alpino con una netta impronta minerale. Grazie Domenico!

Ci spostiamo nell’Alto Adige che negli anni è diventata una terra di produzione enologica famosa in tutto il mondo, produttrice di vini di qualità, dove è possibile riconoscere un’antica cultura enologica.
La tenuta “Schwarhof” dell’azienda Loacker si trova adagiata sul dolce pendio esposto a sud e si affaccia sulla conca che ospita Bolzano.
Questo maso fu occupato per la prima volta nel 1334 e la sua produzione vinicola, con i Rossi di S. Giustina, rispecchia un’antica cultura e tradizione vinicola. Rainer Loacker, che si occupa dal 1979 di coltivazione biologica della vite, trovò qui pane per i suoi denti, vale a dire una sfida interessante. Il suo operato pionieristico portò nel tempo a un risanamento del terreno, mentre le viti furono rese via via più resistenti alle avversità mediante l’utilizzo di rimedi omeopatici.

Il risultato sono uve saporite e sane, ottime per la produzione di vini di elevata qualità, capaci di conquistare l’amante del vino, come il Lagrein, il Muller Thurgau, lo Chardonnay, il Gewurztraminer.

Lasciamo l’Alto Adige per dirigerci poco più a sud , entriamo nella Valle dei Laghi dove tra i vigneti a ridosso del Lago di Garda, scorgiamo l’Azienda agricola Pisoni. Marco e Stefano, cugini vignaioli uniti dall’amore per la propria terra, praticano qui un’agricoltura rispettosa dell’ambiente utilizzando tecniche di coltivazione biologica e biodinamica. Parlare con i cugini Pisoni significa ripercorrere l’antica storia del Vino santo trentino, risalente addirittura al 1500. Il Vino Santo Trentino DOC, presidio Slow Food, è un passito realizzato con uve selezionate di Nosiola, vitigno autoctono della Valle dei Laghi. Le uve di Nosiola, appassite per oltre 6 mesi .su appositi graticci, chiamate arèle, vengono pigiate durante

la Settimana Santa e dopo una lenta e lunga fermentazione, il risultato è un vino di grande morbidezza, con giusto equilibrio di tenore zuccherino e alcolico, ricco di profumi e aromi. Oltre al bianco Nosiola, i Pisoni producono un rosso esclusivo da un vitigno, il Rebo, ottenuto dall’incrocio di due varietà tipiche del Trentino: il Teroldego (autoctono) e il Merlot ottenendo un vino ricco, intenso, dal profumo speziato e di frutti di bosco che trova la sua massima espressione nel Reboro che matura per tre anni nelle botti di rovere donandogli struttura.

Splendide vette circondano la Valpolicella, a soli 18 km da Verona entriamo nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella che insieme alla frazione di San Giorgio è tra i borghi più belli d’Italia oltre ad essere famosa per i suoi marmi e granito e per i suoi vigneti vocati alla Valpolicella classico e all’Amarone della Valpolicella. Qui chiediamo della Ceschi Brugnoli un’azienda famigliare di viticoltori da sempre impegnata nella valorizzazione delle varietà di vitigni locali quali il Corvina veronese, il Corvinone, la Rondinella. Da questi uvaggi nascono vini sublimi e rinomati a livello internazionale come il Valpolicella classico superiore, il Valpolicella

Ripasso classico superiore, l’Amarone della Valpolicella classico, vini che hanno condotto l’Italia ai vertici mondiali della qualità e del gusto inimitabile. Visitando i vigneti posizionati in collina tra i 240 e i 590 metri s.l.m. i Ceschi Brugnoli ci trasmettono tutta la loro passione nella difesa di questo paradiso naturale, dimostrando come sia possibile coniugare il duro lavoro della terra con il rispetto della biodiversità territoriale che li porta a non fare uso dei diserbanti chimici. Li salutiamo, convinti che questa è la strada giusta per ottenere il riconoscimento che questa terra con i suoi prodotti merita.

Nel nostro viaggio attraverso le eccellenza enogastronomiche italiane, seguiamo Rainer Loacker attraverso le sue Tenute e scendiamo fino ad arrivare in Toscana. Siamo nella terra della lingua italiana, un luogo dove la cultura viene trasmessa da ogni piccolo lembo di terra: qui sono passati Lorenzo de Medici, Caravaggio, Cavalcanti, Guittone, Dante e Machiavelli. Il signor Rainer ci introduce nella sua Tenuta Corte Pavone a Montalcino (SI), zona famosa per la produzione del vino Brunello.

Dal vigneto di uve sangiovese, esteso per sedici ettari, la vista si perde tra le colline toscane. L’attenzione viene catturata dall’aroma di rosmarino, timo e lavanda che caratterizzano l’aria e i colori di questa terra. Il clima e il terreno leggero e argilloso conferiscono il giusto carattere al Brunello di Montalcino della Corte Pavone. Da quando la tenuta nel 1996 è stata acquistata, Rainer Loacker ha immediatamente adattato l’attività alla sua filosofia di vita: l’uva è infatti coltivata secondo i dettami dell’agricoltura biologica, seguendo i processi naturali e il lento invecchiamento del vino in botti di rovere. Degustare questo vino è veramente un’esperienza speciale vissuta in un ambiente unico.

A 20 Km da Firenze, nel Comune di Carmignano, si produceva vino fin dall’epoca etrusca e romana. Il territorio di Carmignano può vantare di essere stato selezionato nel 1716 dal Granduca Cosimo III de’ Medici come una delle quattro zone a vocazione viticola del Granducato di Toscana. Il Decreto Motu proprio ed il Bando regolamentavano con norme precise la produzione, i limiti geografici e il commercio dei vini prodotti in tali aree, costituendo la prima “doc” esistente al mondo.
Altre generazioni e famiglie si sono avvicendate nella proprietà della tenuta per poi arrivare ai Contini Bonacossi, nel 1920.

Negli anni venti Alessandro acquistò la proprietà: nasce così la Tenuta di Capezzana, suddivisa in 3 fattorie e più di 120 poderi, dedita alla produzione di vino e olio di grande qualità. Nel 1945 ad Augusto Alessandro si affiancò il figlio Ugo, reduce dalla guerra e laureato in agraria che prese gradualmente la direzione della Tenuta trasformandola da conduzione mezzadrile ad azienda moderna. Già da molti anni l’azienda ha accolto la filosofia bio abbandonando l’uso di diserbanti e concimi chimici che andrebbero a intaccare il gusto di origine del Carmignano che risale a tempi tanto lontani.
Oggi i vini della Tenuta Capezzana conseguono riconoscimenti e premi in tutto il mondo, affermandosi come riferimento del Carmignano DOC e DOCG.

Nel cuore dell’Italia al confine tra Lazio, l’Umbria e Toscana scorgiamo le colline della Tuscia romana ed entriamo all’interno dell’Azienda biologica Trebotti. Ad accoglierci Ludovico Maria Botti, uno dei tre fratelli della famiglia Botti che mettendo insieme la passione per il vino e la vita in campagna danno vita alla Cantina… Trebotti. Ludovico, agronomo, ci spiega il progetto 3S sostenibilità ambientale per la produzione di vini salubri e di qualità superiore, che ha permesso di ridurre al minimo l’impatto ambientale, con la certificazione ecologica (LCA).

Altro punto trainante è l’innovazione, come il biolago per la fitodepurazione delle acque e un nuovo processo di vinificazione che dona vini di grande qualità senza solfiti aggiunti.L’azienda Trebotti è stata inoltre tra le prime in Italia a calcolare le emissioni di CO2 dei vini, ottenendo la certificazione dalla Carbon foot-print. Oltre al Grechetto e al Trebbiano, apprezziamo il Manzoni, vitigno veneto creato dal Prof. Luigi Manzoni, parente della famiglia Botti. Per i rossi il grande rosso della Tuscia: il Violone. A conferma dell’ospitalità dei tre fratelli Botti siamo invitati ad assaggiare un eccellente olio extra vergine di oliva sempre Bio e il miele, nel solco della migliore tradizione della Tuscia.

 

C’è un luogo dove la montagna e il mare si incontrano, in Abruzzo, tra le pendici della Majella e la Costa dei Trabocchi, nel comune di Rocca San Giovanni, tra i borghi più belli d’Italia. In questo unico ambiente, segnato dall’equilibrio tra la brezza marina e i venti di terra, sui fertili terreni calcarei si estendono i vigneti della Cantina Frentana, presente fin dal 1958. Scopriamo il significato della “banca dei vigneti”, la riscoperta e la cura di antichi vigneti di pregio, a rischio di abbandono e per questo motivo adottati dalla Cantina Frentana. Un progetto di conservazione della tradizione contadina locale e allo stesso tempo il miglioramento del processo di produzione e vinificazione secondo i principi dell’agricoltura biologica.

La Cantina Frentana è il principale produttore al mondo di Cococciola, un vitigno autoctono a bacca bianca, poco conosciuto che normalmente veniva utilizzato come vino da taglio per aumentare l’acidità del Trebbiano d’Abruzzo e che oggi Frentana vinifica in purezza con il risultato di creare ottimi vini fermi e spumantizzati. Il Tebbiano ovviamente oltre a Pecorino e Passerina completano l’offerta dei bianchi, mentre i rossi sono contrassegnati dal Montepulciano, vitigno autoctono per eccellenza.

Il nostro viaggio si sposta sulla costa adriatica, in Molise. Là dove le colline verdeggianti e suggestive, catturano lo sguardo donando un senso di pace, c’è il comune di Larino. Situato su un colle, risale all’epoca romana e lo testimoniano i tantissimi siti archeologici. Larino vanta anche il primo seminario vescovile della Cristianità fondato lo stesso giorno del Concilio di Trento. Qui troviamo le Cantine Angelo d’Uva, una storia di uomini e di un grande sogno: valorizzare la propria terra e produrre uve e vini di qualità. È una storia di famiglia, nonno, padre e figlio, vignaioli e contadini. Negli anni 40, è nonno Angelo, a piantare i primi vigneti.

Con caparbietà e amore per la terra, il figlio Sebastiano negli anni ‘60-‘70 accresce l’azienda, lavorandovi con passione, costanza e dedizione assoluta. Il salto di qualità si compie con Angelo, l’attuale titolare che specializza l’azienda nella produzione vitivinicola e inizia nel 2001 la trasformazione diretta delle proprie uve e la produzione di vini DOC e IGT. Si coltivano il Trebbiano, la Malvasia e lo Chardonnay per i bianchi, il Montepulciano, il Cabernet Sauvignon per i rossi, ai quali si aggiunge la varietà autoctona della Tintilia. Il reimpianto di questo vigneto e la vinificazione di queste uve, è l’espressione di una precisa scelta aziendale di riscoperta, rispetto e valorizzazione del territorio molisano.

Scendiamo ancora nel Sud Italia per inoltrarci ancora più a fondo nel mondo delle eccellenze enogastronomiche italiane. Arriviamo in Puglia, nelle campagne del Basso Tavoliere, tra le più fertili della Regione. La stessa città di Cerignola, il comune riferimento di questo territorio, deriva il proprio nome da Cerere la dea dei raccolti e della fertilità.
Qui incontriamo l’Azienda agrobiologica Antica Enotria. Si tratta di una realtà contraddistinta dal forte legame con la storia del territorio.

L’azienda non utilizza prodotti di sintesi, né OGM, ma solo fertilizzanti naturali come il letame e altre sostanze organiche compostate. In caso di necessità, per la difesa delle colture, si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, farina di roccia e minerali.
A raccontarlo sono Raffaele Di Tuccio e suo figlio Luigi: orgogliosi del loro lavoro, ci invitano a degustare oltre ai vini tipici del territorio, come l’Aglianico IGT Puglia, il Nero di Troia e il Primitivo IGT Puglia, anche i pomodori secchi e le verdure grigliate, le olive di Cerignola e l’Olio extra vergine di olive di loro produzione.

Approdiamo in Campania , nella provincia di Avellino, dove nasce il vino Taurasi Rosso. Tra i vigneti e le colline verdeggianti troviamo l’azienda Antica Hirpinia con il marchio Anno Domini 1590.
Questo è un progetto nato per selezionare con estrema cura i migliori vini d’Irpinia e della Campania. Ha origine a Taurasi, il comune dal quale prende il nome il vino, dove ogni gesto, dalla cura dei vigneti all’imbottigliamento, ha una tradizione ultrasecolare.

L’altitudine dei vigneti varia dai 300 ai 600 metri sul livello del mare e il terreno ha una struttura argillosa calcarea povera di sostanze organiche e ricche di fosfati e potassio. Queste caratteristiche abbinate a un microclima ideale hanno reso possibile una coltivazione di vitigni autoctoni di millenaria tradizione come l’Aglianico, il Greco, il Fiano, la Code di Volpe. Proprio dall’Aglianico si ottiene il Taurasi DOCG, uno dei vini più prestigiosi della enologia italiana.
Il giorno 11 marzo 1993 il Taurasi, primo ed unico nell’Italia meridionale, ha ottenuto per Decreto Ministeriale la Denominazione di Origine Controllata e Garantita: Antica Hirpinia con orgoglio può vantare la produzione della prima bottiglia in assoluto di Taurasi DOCG

Il nostro viaggio prosegue oltre lo Stretto, nella Sicilia decantata da Lucrezio nel De Rerum natura: “Giusto è che questa terra, di tante bellezze superba, alle genti si additi e molto si ammiri, opulenta d’invidiati beni e ricca di nobili spiriti”. Dai fenici ai romani, dai greci agli arabi, dai normanni ai francesi non c’è cultura che non abbia lasciato un segno indelebile sulla Sicilia.
È proprio in questo luogo mitico, per l’esattezza a Noto e precisamente nella Val di Noto (SR), che si trova la Cantina Modica nella Tenuta di Bufalefi, di proprietà della famiglia Modica di San Giovanni da oltre due secoli e oggi gestita da Alessandro Modica.

Oggi chi dice Bufalefi parla della patria del nero d’Avola. Di fronte al mare e all’Africa, un terreno calcareo e un clima temperato caldo sono habitat naturale per il vitigno del Nero d’Avola.

Dallo stesso vitigno, il nero d’Avola, si ricava il Filinona, un Eloro DOC in acciaio che si è aggiudicato l’Oscar del vino 2014 per l’almanacco del Berebene del Gambero Rosso.

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